domenica 25 maggio 2008

Se il "doping" non riguarda solo gli atleti

Quando alcuni tipi di farmaci vengono utilizzati da persone sane, essi si trasformano in una sorta di droga. È questa l’insidia messa in evidenza da un gruppo di lavoro della “Academy of Medical Sciences” nel rapporto “Brain science, addiction and drugs”, che indaga l’impatto delle sostanze psicoattive sulla società. Tra gli altri aspetti, la ricerca sottolinea come sostanze prescritte per malattie come l’Alzheimer possano essere utilizzate da persone in salute per potenziare i livelli di attenzione e memoria. Una situazione che può essere paragonata a quella degli sportivi che fanno uso di sostanze per migliorare le prestazioni agonistiche. Gabriel Horn, esperto di neuroscienze e coordinatore del gruppo di lavoro, ha dichiarato: «Troviamo che ci siano somiglianze tra l’uso, in futuro, di sostanze che potenziano le prestazioni cognitive (cognition enhancer) e l’uso attuale di certe sostanze nello sport. È probabile che l’uso di queste sostanze aumenterà». La preoccupazione è che sostanze usate nel trattamento contro l’Alzheimer, o altri farmaci, impiegati per combattere la sindrome da deficit di attenzione e iperattività o alcuni disturbi del sonno, possano essere assunte anche da persone che da quelle malattie non sono affette.
D’altronde la caffeina, sostanza psicoattiva, è da tempo utilizzata da un ampio numero di persone. Il problema non riguarda solo la salute, ma potrebbe interessare anche i regolamenti perché, proprio come avviene per gli atleti, l’assunzione di queste sostanze è suscettibile di tradursi in uno sleale vantaggio durante test ed esami. Così, anche tra i banchi di scuola e nelle università, potrebbe essere necessario introdurre dei test per gli studenti che stanno sostenendo gli esami al fine di verificare che non facciano uso di sostanze in grado di potenziare l’attività celebrale.
Secondo quanto riporta la BBC, un portavoce dell’”Association of British Pharmaceutical Industry” ha affermato che la prospettiva di utilizzo di queste sostanze su larga scala resta, allo stato attuale, improbabile. «Questi farmaci devono comunque essere prescritti da un medico», ha affermato.

Le dipendenze – Il gruppo di lavoro, costituitosi nel 2006, a seguito di una richiesta ministeriale di studiare l’uso delle sostanza psicoattive, ha anche analizzato la relazione tra dipendenza e cervello. La ricerca mostra come, per esempio, alcune dipendenze comportamentali come le scommesse “dirottino” i circuiti neurali in una regione particolare del cervello. Inoltre, sono stati identificati numerosi fattori genetici, sociali e psicologici che aumentano le probabilità che un individuo possa sperimentare sostanze illegali e accrescere, al tempo stesso, il rischio di una conseguente dipendenza. Gabriel Horn ha spiegato che «i problemi di salute mentale hanno un grande impatto sull’economia». Chi soffre di ansia e di depressione è costretto a perdere giorni di lavoro; «abbiamo gli strumenti per migliorare la nostra conoscenza della cause della malattia mentale – ha aggiunto Horn – ma è necessario un approccio più innovativo per sviluppare nuove medicine». La ricerca metta anche in evidenza come, per curare le dipendenze, vengano usate sostanze che provocano un livello inferiore di assuefazione (solo per fare un esempio, il metadone per curare gli eroinomani), invece di curare la dipendenza stessa. Una nuova frontiera potrebbe essere quella di vaccini che neutralizzino l’assuefazione.

di:Ilaria Verunelli

da:ifg

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